DELIBERA N. 2                               Seduta del 25 febbraio 2003

OGGETTO: Adozione del Progetto di Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino del fiume Livenza (P.A.I.L.), ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge 3 agosto 1998, n. 267 e della legge 11 dicembre 2000, n. 365.

IL COMITATO ISTITUZIONALE

VISTO il decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, come modificato dal decreto-legge 13 maggio 1999, n. 132, coordinato con la legge di conversione 13 luglio 1999, n. 226, come modificata dal decreto legge 12 ottobre 2000, n. 279, coordinato con la legge di conversione 11 dicembre 2000, n. 365;

VISTO il D.P.R. 18 luglio 1995, che approva l’atto di indirizzo e coordinamento concernente i criteri per la redazione dei Piani di bacino;

CONSIDERATO che il comma 1 dell'art. 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, prevede che le Autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini, adottano, ove non si sia già provveduto, Piani stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico redatti ai sensi del comma 6-ter dell’art. 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, che contengano in particolare l’individuazione delle aree a rischio idrogeologico e la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia, nonché le misure medesime;

VISTO il D.P.C.M. 29 settembre 1998 "Atto di indirizzo e coordinamento per l'individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all'art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180" contenente indirizzi e criteri per l'individuazione  e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico per le quali prevedere misure di salvaguardia;

CONSIDERATO che, con delibera n. 8 del 10 novembre 1999, il Comitato Istituzionale ha approvato il “Piano straordinario diretto a rimuovere le situazioni a rischio idrogeologico molto elevato” nei bacini di rilievo nazionale di competenza, nonché ha adottato le misure temporanee di salvaguardia  per le aree perimetrate a rischio;

CONSIDERATO che con propria delibera n. 1 del 25 febbraio 2003 il Comitato Istituzionale ha adottato il “Piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza – Sottobacino Cellina-Meduna”;

CONSIDERATO che il "Progetto di piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino idrografico del Livenza” elaborato dal Comitato Tecnico, recepisce le conoscenze attualmente disponibili relative agli studi sulla sicurezza idraulica e geologica eseguite dalla Segreteria Tecnica, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Regione Veneto.

Tale piano è costituito, secondo le indicazioni del D.P.R. 18 luglio 1995:

-           da una Relazione generale costituita dalle fasi conoscitiva, propositiva e programmatica, che illustra, tra l’altro, il sistema delle conoscenze disponibili, le metodologie utilizzate e le analisi effettuate nella definizione delle diverse classi di pericolosità e di rischio, il quadro degli interventi di mitigazione ed il relativo fabbisogno economico;

-           dalla cartografia con la perimetrazione delle aree pericolose ovvero a rischio;

-           dalle norme di attuazione;

CONSIDERATO che l'ambito territoriale di riferimento del Progetto di piano stralcio è costituito dal bacino idrografico del fiume Livenza;

CONSIDERATA la necessità di realizzare un quadro omologato di conoscenze tra i diversi livelli istituzionali a cui compete la previsione ed il controllo del rischio idraulico e idrogeologico;

CONSIDERATO che in relazione a quanto previsto dall'”Atto di indirizzo e coordinamento” di cui al D.P.C.M. 29 settembre 1998 le indicazioni del Piano in esame vanno intese come suscettibili di revisione e perfezionamento, a causa delle attuali carenze conoscitive riguardanti sia la localizzazione vera e propria dei fenomeni, sia la loro dinamica evolutiva. E ciò non solo dal punto di vista della metodologia di individuazione dei possibili comportamenti dei fenomeni riconosciuti (quiescenti ma riattivabili), e prevalentemente oggetto di interpretazione, ma anche, delle metodologie di perimetrazione del territorio coinvolgibile e quindi della conseguente classificazione delle aree pericolose e delle  aree a rischio;

VISTO il parere favorevole espresso dal Comitato Tecnico nella seduta del 19 febbraio 2003, sui contenuti del Progetto di piano di cui all’oggetto, che recepisce le proposte della Regione Veneto e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in merito alla identificazione dei fenomeni di pericolosità idraulica e geologica, così come dedotto dalle conoscenze attualmente disponibili;

D E L I B E R A

ARTICOLO 1

In conformità con quanto prescritto dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni, è adottato il "Progetto di Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino del fiume Livenza”.

Il piano è costituito dai seguenti elaborati:

1)      relazione, articolata in:

-                   fase conoscitiva;

-                   fase propositiva;

-                   fase programmatica;

-                   norme di attuazione;

-                   bibliografia;

2)      elaborati cartografici riguardanti:

-                   gli allagamenti dell’evento alluvionale del novembre 1966 (n. 5 tavole);

-                   la criticità idraulica (n. 1 tavola);

-                   la perimetrazione e classificazione delle aree in relazione alla pericolosità idraulica (n. 25 tavole);

-                   perimetrazione e classificazione delle aree in relazione alla pericolosità geologica nella Regione Veneto (tavole relative a n. 8 Comuni);

-                   la perimetrazione e classificazione delle aree in relazione alla pericolosità geologica nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (tavole relative a n. 16 Comuni).

ARTICOLO 2

Ai sensi del comma 1 dell'art. 1 della legge 267/98 modificato dall'art. 9, comma 1, del decreto-legge n. 132/99, le aree classificate e quindi perimetrate nell’ambito del Piano stralcio a pericolosità ovvero rischio idrogeologico elevato (P3 ed R3) e molto elevato (P4 ed R4) sono da assoggettare a misure di salvaguardia da attuare secondo i contenuti generali previsti dalle norme di attuazione del Piano.

ARTICOLO 3

Ai sensi dell'art. 18, comma 1, punto b), della legge 18.05.1989 n. 183, si dà atto che le componenti del progetto di Piano di cui trattasi sono di fondamentale interesse della Regione del Veneto e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

ARTICOLO 4

Ai sensi dell'art. 18, comma 3, della legge 18 maggio 1989 n. 183, entro 90 giorni dall’adozione del progetto di Piano ne sarà data notizia nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali della Regione Veneto e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con la precisazione dei tempi, luoghi e modalità ove, chiunque sia interessato, possa prendere visione e consultare la documentazione relativa.

ARTICOLO 5

Ai sensi dell'art. 18, comma 6, della legge 18.05.1989 n. 183, il progetto di Piano, con la relativa documentazione è depositato, per la durata di 45 giorni dalla pubblicazione dell’avvenuta adozione, presso la sede della Segreteria Tecnica dell'Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione, della Regione Veneto, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, e delle Province interessate.

Roma, 25 febbraio 2003

Il SEGRETARIO GENERALE
__________________________

(Dott. Ing. Antonio Rusconi)

IL PRESIDENTE
MINISTRO DELL’AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO
___________________________
(On. Altero Matteoli)