DELIBERA N.  1                                   Seduta del 25.02.2003

OGGETTO:Piano di bacino del fiume Livenza.

Adozione del piano stralcio per la sicurezza idraulica. - Sottobacino Cellina-Meduna.

IL COMITATO ISTITUZIONALE

VISTA la legge 18 maggio1989, n. 183, riguardante le "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo" la quale all'art. 18 stabilisce la procedura di approvazione dei Piani di bacino di rilievo nazionale;

VISTO l'art. 17, 6-ter della citata legge, così come modificato dalla legge 04 dicembre 1993 n. 493, che prevede che i Piani di bacino idrografico possono essere redatti ed approvati per sottobacini o per stralci relativi a settori funzionali che in ogni caso dovranno costituire fasi sequenziali ed interrelate rispetto ai contenuti generali individuati dall'articolo stesso;

VISTO il decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 che all'art. 87 ha soppresso, ai fini dell'approvazione dei Piani di bacino, i pareri previsti dagli artt. 4, comma 1, lettera c) e 18 comma 3 della legge 183/89;

PREMESSO che:

il Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino ha adottato, con delibera n. 4/2002, il progetto di piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza – sottobacino Cellina-Meduna, costituito dalla relazione, dagli elaborati cartografici e dalle norme di attuazione;

ai sensi del comma 3 dell’art. 18 della legge 18 maggio 1989, n. 183 è stata data notizia dell’adozione del progetto di piano stralcio di cui trattasi nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 17 settembre 2002, nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto n. 96 del 27 settembre 2002 e nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia n. 39 del 25 settembre 2002, con le precisazioni previste dal succitato articolo;

con nota n. 5464 del 21 febbraio 2003 è stato trasmesso dalla Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia il parere di cui all’art. 17, comma 9 della legge 18 maggio 1989, n. 183, formulando, in merito al progetto di piano, le seguenti osservazioni:

-            sia data massima priorità agli interventi di ripristino della capacità di deflusso del reticolo idrografico di pianura, con particolare riguardo al nodo Meduna-Noncello-Sentirone, nonché al consolidamento strutturale delle difese arginali mediante opportuni interventi di diaframmatura ovvero di ricalibratura, con particolare riguardo alle tratte che in occasione del l’evento del novembre 2002 hanno palesato le più evidenti criticità;

-            sia dato immediato avvio alle attività conoscitive e di progettazione, previste dal piano, finalizzate alla realizzazione della traversa di Colle;

-            tale opera assuma carattere prioritario;

-            sia data massima priorità all’adeguamento degli scarichi di Ravedis;

-          sia posticipato nel tempo l’adeguamento degli invasi esistenti di Ca’ Zul e Ca’ Selva, accordando comunque priorità alla realizzazione della galleria scolmatrice;

-           sia dato immediato avvio all’utilizzo autunnale dei serbatoi di Ca’ Selva, Ca’ Zul e Ponte Racli in funzione antipiena, prolungando rispetto a quanto previsto dal progetto di piano, questa funzione almeno fino al raggiungimento della piena operatività della galleria scolmatrice;

-           sia procastinata nel tempo l’attuazione, mediante azioni di tipo strutturale, delle previsioni del piano circa l’utilizzo dei “magredi” allo scopo di rendere tali aree disponibili alla divagazione ed alla laminazione delle piene del Cellina e del Meduna;

-          in funzione della complementarietà del piano per l’assetto idrogeologico (ex L.365/2000) e il presente piano, siano opportunamente coordinate le relative normative di attuazione;

-          siano adottate opportune misure di salvaguardia relativamente all’utilizzo autunnale dei serbatoi ed alla tutela delle aree fluviali del Cellina e Meduna a monte di Pordenone;

CONSIDERATO CHE quanto espresso nel parere formulato sul progetto di piano dalla Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia è in linea generale condivisibile, anche in relazione a quanto previsto dall’art. 17, comma 3 lettera s) della legge 18 maggio 1989, n. 183;

TENUTO CONTO, ai sensi del comma 10 dell’art. 18, della legge 18 maggio 1989, n. 183 delle osservazioni pervenute e del parere espresso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; 

D E L I B E R A

Articolo 1

Le priorità degli interventi strutturali e non strutturali, nonché i relativi importi, previsti dal progetto di piano stralcio sono modificati secondo quanto riportato nell’allegato 1 alla presente Delibera, che ne costituisce parte integrante.

Articolo 2

1. L’art. 4 delle Norme di attuazione del piano è così modificato:

1.  Ai fini della sicurezza idraulica e della prevenzione del rischio idraulico, i territori compresi tra le sponde o le difese o in fregio ad esse, ovvero quelli indicati mediante apposita cartografia negli elaborati del piano per l’assetto idrogeologico, successivamente denominati - aree fluviali -, appartengono al corpo idrico fluente che li impegna totalmente nelle mutevoli manifestazioni che avvengono in relazione agli effetti idrodinamici ed alla sua evoluzione ambientale e morfologica. In tali ambiti territoriali vanno osservati gli indirizzi di cui ai successivi commi.

2.  Nelle more della emanazione del piano stralcio delle pertinenze fluviali, nelle aree fluviali valgono le norme del piano per l’assetto idrogeologico ex L.365/2000 relative alla pericolosità idraulica P3, tranne la superficie occupata dalla piena ordinaria, per la quale valgono le norme relative alla pericolosità idraulica P4. 

3. Il preminente interesse pubblico ai fini della sicurezza idraulica, connesso alla destinazione del territorio compreso tra le sponde o difese, nonché per i territori in fregio ad essi, rende incompatibili le utilizzazioni che possano essere, sia di impedimento al deflusso delle acque nelle aree di espansione del corpo idrico fluente o che possano generare condizioni di pericolosità in caso di sradicamento o di trascinamento di strutture da parte delle acque, sia in contrasto con gli interventi, previsti nel presente piano, finalizzati al controllo dei processi fluvio-torrentizi e di tutti quelli che si riferiscono all'assetto ambientale e paesaggistico dell'idrosistema.

4.  La priorità della sicurezza idraulica, nelle aree predette, rende incompatibili azioni edificatorie e la realizzazione di nuove strutture, anche a carattere precario-provvisorio; comunque le modificazioni d'uso, ivi comprese le opere di miglioria fondiaria, richiedono il costante rispetto della sicurezza idraulica. Sono fatte salve eventuali strutture temporanee da adibire a ricovero per manifestazioni a carattere popolare, previo nulla-osta della competente autorità idraulica ed alle seguenti condizioni:

- assunzione dell’obbligo, da parte dei soggetti proponenti nonché dell'Amministrazione comunale, di osservare tutte le misure e le cautele di protezione civile ivi compresa l'eventuale rapida evacuazione delle persone e dei mezzi dal territorio intrarginale;

- rimozione completa di tutte le strutture a conclusione di ogni manifestazione senza lasciare in loco elementi che possano costituire pregiudizio per il regolare deflusso delle acque o per l'assetto ambientale e paesaggistico dell'ambito fluviale interessato.

5.  Nelle aree comprese tra le sponde o le difese non possono essere autorizzate costruzioni di rilevati secondari a protezione di zone adibite a colture.

6.  Sono fatte salve in ogni caso le disposizioni più restrittive di quelle previste dal presente articolo contenute nelle leggi dello Stato e delle Regioni, negli strumenti di pianificazione territoriale a livello regionale, provinciale, locale e piani di tutela del territorio, ivi compresi i piani paesistici.”

2. L’art. 7, comma 2, delle Norme di attuazione del piano è così modificato:

2. Gli interventi pubblici e privati ricadenti all’interno delle aree perimetrate di cui all’art. 4, comma 1, e con specifico riferimento al territorio dei “magredi”, devono favorire l’incremento della permeabilità, salvaguardare la capacità di spagliamento, nonché favorire il recupero delle aree oggi non disponibili alla libera espansione dei corsi d’acqua. Tali interventi devono tener presente le caratteristiche di naturalità degli alvei e della mobilità del fondo.”

Articolo 3

Ai fini di permettere la corretta attuazione del piano in oggetto, vanno adottate immediate misure di salvaguardia ai sensi dell’art. 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183, così come modificato dall’art. 12 della legge 4 dicembre 1993, n. 493, con riferimento agli artt. 4, 7 e 10 delle norme di attuazione del piano.

Articolo 4

Ai sensi dell’ art. 12, comma 4 lettera e) e dell’art. 18, comma 10 della legge 18 maggio 1989, n. 183, è adottato, con le modifiche ed integrazioni di cui agli articoli 1 e 2 della presente delibera, il “Piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza – sottobacino Cellina-Meduna” elaborato dal Comitato tecnico dell’Autorità di bacino e costituito dalla relazione, dagli elaborati cartografici e dalle norme di attuazione.

Articolo 5

Ai sensi dell’art. 17, comma 5 della legge 18 maggio 1989, n. 183, le disposizioni concernenti le Norme di attuazione del piano stralcio approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le Amministrazioni ed Enti pubblici, nonché per i soggetti privati.

Articolo 6

Ai sensi dell’art. 17, comma 6 della legge 18 maggio 1989, n. 183, le Regioni, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale o nei Bollettini Ufficiali, dell’approvazione del piano di bacino, emanano, ove  necessario, le disposizioni concernenti l’attuazione del Piano stesso nel settore urbanistico.

Decorso tale termine, gli enti territorialmente interessati dal Piano stralcio sono comunque tenuti a rispettarne le prescrizioni nel settore urbanistico.

Qualora gli Enti predetti non provvedano ad adottare i necessari adempimenti relativi ai propri strumenti urbanistici entro sei mesi dalla data di comunicazione delle predette disposizioni, e comunque entro nove mesi dalla pubblicazione dell’approvazione del piano di bacino, all’adeguamento provvedono d’ufficio le Regioni.

Articolo 7

Copia del presente Piano stralcio è trasmessa al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per gli adempimenti di cui all’art. 4 della legge 18 maggio 1989, n. 183, così come modificato dall’articolo 29 della legge 31 luglio 2002, n. 179.

Roma, 25 febbraio 2003

   IL SEGRETARIO GENERALE
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(Dott. Ing. Antonio Rusconi)

Il PRESIDENTE

Ministro dell’Ambiente

e Tutela del Territorio
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(On. Altero Matteoli)

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