Delibera del Comitato Istituzionale n.2/2001 del 5 febbraio 2001,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, del 2001.

 

 

 

DELIBERA N. 2 Seduta del 05.02.2001

 

Oggetto: Legge 04.12.1993 n. 493 Art. 12. Piano di bacino del fiume Piave.

Progetto di Piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso.

Adozione misure di salvaguardia.

 

IL COMITATO ISTITUZIONALE

PREMESSO che:

- il Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino ha adottato, con delibera n. 1/2001, il progetto di Piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del fiume Piave, costituito dalla relazione, dalle norme di attuazione e dai relativi elaborati cartografici;

- tale progetto di Piano stralcio ha individuato nella realizzazione di sistemi di casse d'espansione in località Ponte di Piave, Grave di Ciano, Spresiano, Papadopoli e nella ricalibratura dell'alveo nel tratto San Donà di Piave — mare, i possibili interventi necessari alla messa in sicurezza dei territori costituenti il medio e basso corso del bacino;

- tale progetto di Piano stralcio ha conseguentemente delimitato le aree sulle quali, ai sensi dell'art. 4 delle Norme di Attuazione, sono previste compatibilità di utilizzazione del territorio, nonché prescrizioni atte a tutelare l’assetto del territorio appartenente al bacino idrografico;

CONSIDERATO:

- che le previste casse di espansione, nonché le opere di ricalibratura atte a garantire la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave, interessano una vasta area compresa tra i corpi arginali, principali e secondari;

- che conseguentemente è necessario salvaguardare la funzionalità idraulica delle aree golenali del fiume Piave, che, per la loro stessa natura, sono soggette ad elevate condizioni di rischio idraulico;

- che tali ambiti di pertinenza fluviale devono pertanto essere preservati mediante azioni rivolte ad inibire i processi di urbanizzazione ed antropizzazione finora sviluppatisi, per "innescare" invece la graduale de-antropizzazione delle aree golenali stesse, mediante incentivazioni economiche e finanziarie;

- che solo sulla base dei progetti esecutivi sarà possibile determinare l’effettiva superficie da utilizzare per la realizzazione dei manufatti previsti dal progetto di Piano;

- che è necessario ed opportuno evitare che opere od interventi antropici possano compromettere il raggiungimento degli scopi concretamente perseguiti dal Piano stralcio in itinere, nonché gli obiettivi di tutela del suolo e dell’assetto idrogeologico ed ambientale del territorio del bacino idrografico del Piave, indicati dalla legge 183/89;

- che la valenza di priorità funzionale di obiettivi, programmi ed interventi di cui alla "parte IV - Fase programmatica" del progetto di Piano stralcio;

- che in relazione a quanto previsto dalla delibera del Comitato Istituzionale n. 1 del 05.02.2001, nonché ai sensi dell’art. 4, comma 1, delle Norme di Attuazione del progetto di Piano, le aree comprese all’interno o in fregio dei corpi arginali, di qualsiasi categoria, nonché le aree interessate dagli interventi previsti dal progetto di Piano, è opportuno siano sottoposte immediatamente a vincolo, attraverso l’adozione di misure di salvaguardia, come previsto dall’art. 12, comma 3 del D.L. 5 ottobre 1993 n. 398, così come modificato dalla legge 4 dicembre 1993 n. 493, al fine di evitare il configurarsi di situazioni contrastanti con le previsioni di piano;

VISTO l’art.17, legge 18 maggio 1989 n. 183, così come modificato dall’art.12, della legge 4 dicembre 1993 n. 493, secondo cui "in attesa dell’approvazione del piano di bacino, le Autorità, tramite il Comitato Istituzionale adottano misure di salvaguardia", che sono immediatamente vincolanti e restano in vigore fino all’approvazione del Piano di bacino e comunque per un periodo non superiore a tre anni;

VISTO l’art. 17, comma 6 ter, legge 18 maggio 1989 n. 183, che consente, peraltro, l’adozione di opportune misure inibitorie e cautelative in relazione agli aspetti non ancora compiutamente disciplinati;

VISTO il D.L. 11 giugno 1998 n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998 n. 267, e successive modificazioni;

VISTO il D.L. 12 ottobre 2000 n. 279, convertito con modificazioni dalla legge 11 dicembre 2000 n. 365;

VISTO il parere n. 28 espresso dal Comitato Tecnico nella seduta del 20 dicembre 2000, che ha ritenuto necessario ed opportuno prevedere misure di salvaguardia, come disposto dall’art. 1, comma 4 delle Norme di Attuazione del progetto di Piano approvato con delibera n. 1/2001;

VISTI gli articoli n. 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14 e 15 delle Norme di Attuazione del progetto di Piano stralcio della sicurezza idraulica del medio e basso bacino del fiume Piave, approvato con delibera n. 1/2001;

RICHIAMATO nel merito l’art. 1, comma 4, delle Norme di Attuazione del progetto di Piano per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave;

 

DELIBERA

 

 

ART.1 - Obiettivi delle norme di salvaguardia

Allo scopo di assicurare il perseguimento degli obiettivi indicati nelle premesse e ai fini della sicurezza idraulica e della prevenzione del rischio idraulico del territorio del bacino del Piave, in conformità alle prescrizioni del "Progetto di Piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave" adottato con delibera n. 1/2001 il 05.02.2001 costituiscono Norme di Salvaguardia gli artt. 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14 e 15, delle "Norme di Attuazione del progetto di piano", di cui al paragrafo 4.2 della relazione e riportati nell’allegato 1 che è parte integrante della presente delibera.

 

ART. 2 - Efficacia delle norme di salvaguardia

Ai sensi e per gli effetti del comma 6-bis dell'art. 17 della legge 18.05.1989 n. 183, così come modificato dalla legge 4.12.1993 n. 493, le presenti norme di salvaguardia, così come individuate nelle premesse e nelle tavole 1-2-3-4 (allegato 3 che costituisce parte integrante della presente delibera) nonché nella tavola di Piano n. 2.2 sono immediatamente vincolanti e restano in vigore dalla data di prima adozione, di cui all'art. 18, comma 1, della legge 183/89, fino all'approvazione del Piano medesimo e comunque per un periodo non superiore a tre anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento.

ART.3 - Pubblicazione

Copia della presente deliberazione, con l’elenco dei comuni interessati dalle misure di salvaguardia (allegato 2) è pubblicata, entro 60 giorni dall'approvazione, nella Gazzetta Ufficiale e nei Bollettini Ufficiali delle Regioni Trentino - Alto Adige, Veneto e Friuli - Venezia Giulia.

ART. 4 - Deposito

Copia della stessa deliberazione, completa degli elaborati di cui agli allegati 1), 2) e 3) è depositata, ai fini della consultazione, presso: la Segreteria Tecnica dell’Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione, il Ministero dei Lavori Pubblici (Direzione Generale della Difesa del Suolo), la Regione del Veneto, la Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia, le Province Autonome di Trento e di Bolzano, le Province di Belluno, Treviso, Venezia, Pordenone.

 

Vittorio Veneto, 5 febbraio 2001

 

IL PRESIDENTE

MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI

On. Dott. Nerio Nesi

 

IL SEGRETARIO GENERALE

Dott. Ing. Antonio Rusconi

 

 

DI SEGUITO SI RIPORTANO GLI ALLEGATI N.1 E N.2.

 

Delibera n. 2 del 05.02.2001

ALLEGATO 1

Estratto dalle "Norme di attuazione del progetto di piano stralcio pr la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave"

ART. 1 omissis

 

ART. 2 omissis

 

ART. 3 omissis

 

ART. 4 - MISURE DI TUTELA

1. Ai fini della sicurezza idraulica e della prevenzione del rischio idraulico il territorio intrarginale compreso all'interno o in fregio dei corpi arginali, di qualsiasi categoria, pertiene al corpo idrico fluente che lo impegna totalmente nelle mutevoli manifestazioni che avvengono in relazione agli effetti idrodinamici ed alla sua evoluzione ambientale e morfologica.

2. Il preminente interesse pubblico connesso alla destinazione del territorio intrarginale ai fini della sicurezza idraulica, nonché per i territori in fregio agli argini, rende incompatibili quelle utilizzazioni che possano essere, sia di impedimento al deflusso delle acque nelle aree di espansione del corpo idrico fluente o che possano generare condizioni di pericolosità in caso di sradicamento o di trascinamento di strutture da parte delle acque, sia in contrasto con gli interventi, previsti nel presente piano, finalizzati al controllo dei processi fluvio-torrentizi e di tutti quelli che si riferiscono all'assetto ambientale e paesaggistico dell'idrosistema.

3. Le coltivazioni arboree ed i vigneti, esistenti nelle aree intrarginali all'atto di adozione del progetto del P.S.S.I.P., possono completare il ciclo produttivo previsto; alla scadenza del ciclo tali culture possono essere successivamente rinnovate previa specifica autorizzazione da parte degli uffici competenti, tenuto conto dei criteri di compatibilità idraulica ed ambientale con le misure della pianificazione di bacino.

4. Nelle aree intrarginali è inoltre vietata la posa in opera di nuove strutture, anche al servizio di colture, pur se a carattere provvisorio o precario.

5. Nelle aree predette non possono essere assentite azioni edificatorie, anche a carattere precario-provvisorio, o modificazioni d'uso, ivi comprese le opere di miglioria fondiaria, salvo eventuali strutture temporanee da adibire a ricovero per manifestazioni a carattere popolare, previo nulla-osta della competente autorità idraulica ed alle seguenti condizioni:

-assunzione dell’obbligo, da parte dei soggetti proponenti nonché dell'Amministrazione comunale, di osservare tutte le misure e le cautele di protezione civile ivi compresa l'eventuale rapida evacuazione delle persone e dei mezzi dal territorio intrarginale.

- rimozione completa di tutte le strutture a conclusione di ogni manifestazione senza lasciare in loco elementi che possono costituire pregiudizio per il regolare deflusso delle acque o per l'assetto ambientale e paesaggistico dell'ambito fluviale interessato.

6. Inoltre nelle aree intrarginali non possono essere autorizzate costruzioni di rilevati secondari a protezione di zone adibite a colture.

7. Sono fatte salve in ogni caso le disposizioni più restrittive di quelle previste dal presente articolo contenute nelle leggi dello Stato e delle Regioni, negli strumenti di pianificazione territoriale a livello regionale, provinciale, locale e piani di tutela del territorio, ivi compresi i piani paesistici.

 

ART. 5 - NORMA TRANSITORIA

1. Fino all'entrata in vigore del piano stralcio che individuerà le fasce di pertinenza fluviale, nelle aree di cui all'art. 4 ed adibite ad attività agricole sono consentite solo colture che non ostacolino il deflusso delle acque, e pertanto non possono essere consentite colture arboree a carattere permanente, salvo i vivai con piante di età non superiore ai tre anni.

 

ART. 6 - PIANO DI MANUTENZIONE IDRAULICA E FORESTALE

1. Per le finalità del presente piano e relativamente alla movimentazione ed alla asportazione di materiale litoide dalla rete idrografica, le aste fluviali sono suddivise in unità fisiografiche per ognuna delle quali sono individuate -dal presente piano- le modalità e possibilità di prelievo di materiale litoide dagli alvei, secondo quanto indicato nella fase propositiva e nelle Tavole da 4.1-4.10 che costituiscono parte integrante del presente articolo.

2. All'interno della stessa unità fisiografica, in via generale, deve essere privilegiata la movimentazione del materiale rispetto all'asportazione dello stesso dagli alvei, utilizzando gli eventuali esuberi di materiale litoide per il ritombamento delle sovraescavazioni.

3. La movimentazione o l'asportazione di materiale deve essere eseguita sulla base di punti fissi (sezioni) necessari per verificare l'evoluzione morfologica dell'alveo fluviale nel tempo.

4. Entro sei mesi dall'adozione del progetto di piano, sulla base di quanto previsto nella fase programmatica, l'Autorità di bacino predispone il piano di manutenzione dell'alveo del tratto terminale, finalizzato all'aumento della capacità di portata.

5. Al fine di limitare gli afflussi nelle reti idrografiche delle acque di pioggia provenienti dal drenaggio dei versanti, le Regioni predispongono entro sei mesi dalla data di approvazione del progetto di P.S.S.I.P. il piano finalizzato al miglioramento dell'efficienza idrologica dei versanti del territorio montano.

ART. 7 - MANUTENZIONE IDRAULICA

1. Gli interventi di manutenzione idraulica perseguono le seguenti finalità e comunque vi concorrono:

- eliminazione delle situazioni di pericolo,

- ripristino delle capacità di deflusso delle sezioni dei corsi d'acqua,

- recupero della funzionalità delle opere idrauliche, inteso come restauro e/o consolidamento di manufatti,

- riqualificazione dell'ambiente fluviale.

2. La progettazione degli interventi deve assumere, quale aspetto condizionante la conservazione delle caratteristiche di naturalità degli alvei e della mobilità del fondo, il rispetto delle aree di espansione e delle zone umide.

3. In termini di principio generale, nella sistemazione di un torrente o di parte del suo bacino va verificato preliminarmente se la sistemazione sia da eseguirsi indipendentemente dalle differenze fra i tipi di opere, nonché indistintamente riguardo a torrenti o bacini che presentano insufficienze, instabilità o fenomeni da porre sotto controllo; oppure se, pur riconoscendo uno stato di potenziale instabilità, sia anche da considerare la possibilità di non praticare alcun intervento o correzione lasciando, cioè, tutto immutato.

4. In quest'ultima ipotesi, stante l'antropizzazione del territorio, va previsto l’allontanamento degli insediamenti e delle attività dai luoghi esposti al rischio o ai danni in relazione alle seguenti situazioni: versanti in movimento, paleofrane, inarrestabili colate mobilitate o potenzialmente mobilitabili da piogge intense.

5. L'opportunità di non praticare interventi di salvaguardia dei luoghi interessati da dissesti imminenti o potenziali si fonda su due considerazioni:

a- la prima riguarda il carattere naturale dell'evoluzione e del suo rapporto con lo speciale ambiente nel quale essa avviene;

b- la seconda riguarda la necessità che la parte di Valle del corso d'acqua possa contare su un rifornimento di materiali provenienti dai dissesti da utilizzare nel successivo processo di trasporto verso le parti medie e basse del corso d'acqua.

6. Se ritenuti necessari, gli interventi di manutenzione idraulica devono prevedere la eliminazione degli individui arborei dagli alvei attivi dei corsi d'acqua facenti parte del reticolo idrografico del fiume Piave, nonché nell'alveo attivo pluricursale compreso all'interno delle aree di cui all'art. 4.

7. I popolamenti arborei spontanei, nelle zone di espansione del medio corso del fiume, sono oggetto di disboscamenti selettivi qualora riducano significativamente le capacità di invaso o creino situazioni di pericolo, previo parere conforme vincolante delle autorità forestali competenti.

ART. 8 - INTERVENTI COMPATIBILI O TEMPORANEAMENTE COMPATIBILI CON L'ASSETTO AMBIENTALE, GEOMORFOLOGICO ED IDRODINAMICO DEL SISTEMA FLUVIALE

1. Sono da ritenersi compatibili con l'assetto -ambientale, geomorfologico ed idrodinamico- del territorio compreso all'interno dei corpi arginali, di cui all'art.4, nel rispetto degli strumenti urbanistici e di tutela paesistica vigenti, e sempreché non contrastino con gli obiettivi ed i principi generali del P.S.S.I.P.

1) gli interventi di regimazione idraulica o di consolidamento delle sponde atti a ridurre il rischio idraulico:

2) gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro o di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia (esclusa la demolizione-costruzione) senza aumento di superficie coperta e di volume, di edifici e di infrastrutture che all'entrata in vigore delle presenti norme risultano provviste di certificato di abitabilità o agibilità. Per gli insediamenti antropici presenti nelle aree di cui all’art. 4, gli strumenti urbanistici generali ed attuativi devono comunque prevedere la loro delocalizzazione nel tempo;

3) le opere pubbliche finalizzate ad assicurare la viabilità, purché non modifichino i fenomeni idraulici naturali del corso d'acqua che possono aver luogo all'interno delle aree di cui all'art. 4 o limitandone l'invaso naturale o costituendo significativo ostacolo al deflusso delle acque. A tal fine i relativi progetti devono essere corredati da uno studio di compatibilità idraulica, approvato dall'autorità idraulica competente, che documenti in modo approfondito l'assenza delle suddette interferenze e l'innescarsi di condizioni di rischio potenziale a monte ed a valle del manufatto.

 

ART. 9 - MANUTENZIONE DELL'APPARATO DI FOCE E DELL'ARCO LITORANEO SOTTESO

1. Le attività di manutenzione dell'apparato di foce del fiume Piave e dell'arco litoraneo compreso tra Porto Piave Vecchia e Porto S. Margherita, così come individuato dal D.P.R. 21 dicembre 1999, devono prevedere, per gli eventuali interventi di ripascimento del litorale, l'utilizzazione del materiale dragato per mantenere efficiente la funzionalità della foce del fiume, compatibilmente con la normativa di settore riguardante l'uso dei materiali scavati.

 

ART. 10 omissis

 

ART. 11 - NORME PER L’USO DEI SERBATOI IDROELETTRICI

Al FINI DELLA LAMINAZIONE DELLE PIENE

1. Allo scopo di perseguire gli obiettivi della sicurezza idraulica dei territori montani e vallivi del bacino del Piave, sono adottate -limitatamente al breve e medio periodo così come definiti nella fase programmatica del piano- misure finalizzate a mantenere la compatibilità dell’utilizzazione dei bacini idroelettrici di Pieve di Cadore e di S.Croce con le esigenze di sicurezza idraulica, di prevenzione del rischio idraulico e di moderazione delle piene del fiume Piave.

2. Per conseguire le predette finalità nel periodo 15 settembre - 30 novembre, è fondamentale principio di precauzione il mantenimento del livello dell'acqua nei bacini idroelettrici di Pieve di Cadore e di S.Croce, rispettivamente a quota non superiore a 667 m.s.l.m. e 381 m.s.l.m., salvo il verificarsi durante detto periodo di eventi di piena.

3. Le eventuali operazioni di svaso controllato dei bacini hanno inizio a partire dal 1 settembre, salvo la possibilità da parte del Segretario Generale dell’Autorità di Bacino di posticipare, di alcuni giorni -non più di sette- tale data, nel caso in cui le previsioni meteorologiche non evidenziano alcuna perturbazione di rilievo.

4. Le operazioni di svaso devono essere eseguite progressivamente mediante manovre ordinarie, previste dai vigenti fogli condizioni e secondo le modalità stabilite a tal fine dalla Segreteria Tecnica dell'Autorità di bacino di concerto con il competente Servizio Dighe.

5. I soggetti gestori forniscono alla Segreteria Tecnica dell’Autorità di bacino tutti i dati necessari per verificare l'efficacia nel tempo delle azioni non strutturali sopra descritte.

 

ART. 12 - IDENTIFICAZIONE DELLE UNITA’ FISIOGRAFICHE DEL BACINO DEL FIUME PIAVE

 

1. Per assicurare la corretta evoluzione geomorfologica ed il più alto livello di messa in sicurezza dell’alveo dei corsi d’acqua del bacino del Piave ed al fine di prevenire e contenere il rischio idraulico fino alle zone di foce, il bacino è suddiviso nelle unità fisiografiche di cui al paragrafo 3.4.3.2 della Fase propositiva.

2. Per tutto il corso del fiume Piave e dei suoi affluenti, qualsiasi tipo di significativo intervento, di cui all’art. 6 del presente piano, richiede previe indagini, come specificato nelle linee di intervento di cui al paragrafo 3.4.3.2 della Fase propositiva e per ciascuna unità fisiografica, per prevenire la realizzazione di interventi che possono contribuire a mettere in pericolo la sicurezza idraulica o possono vanificare gli interventi ed i risultati positivi derivanti dalla previsione o dalla realizzazione di opere pubbliche.

 

ART. 13 - NORME FINALIZZATE A LIMITARE GLI AFFLUSSI NELLA RETE IDROGRAFICA SUPERFICIALE DELLE ACQUE PIOVANE PROVENIENTI DAL DRENAGGIO DELLE SUPERFICI IMPERMEABILIZZATE

1. La permeabilità naturale dei suoli non edificati costituisce fattore di stabilità del bacino scolante e di riduzione del rischio idraulico; pertanto il territorio non edificato deve mantenere, anche in caso di antropizzazione, tali sue caratteristiche.

2. Al fine di limitare gli afflussi nelle reti idrografiche delle acque provenienti dal drenaggio delle superfici impermeabilizzate, per le nuove costruzioni o per nuove lottizzazioni, nonché anche in occasioni di ristrutturazioni di immobili - che interessano anche un'area del lotto non coperta - o prevedono il rifacimento di rete di fognatura interna al lotto, devono essere previsti appositi dispositivi (manufatti) di invaso temporaneo opportunamente regolato (microinvasi) delle acque piovane tali da garantire che il massimo deflusso proveniente dalla superficie impermeabilizzata - per eventi di pioggia di durata confrontabile con il tempo di corrivazione dell’area e caratterizzati da un tempo di ritorno variabile fra 5 e 20 anni in funzione del livello di rischio idraulico accettabile dalla zona - sia abbattuto del 70% nei valori di portata massima.

3. La valutazione dell'abbattimento deve essere fatta confrontando la situazione preesistente (area agricola in origine con area urbanizzata ovvero area urbanizzata prima o dopo l'intervento di recupero, ristrutturazione o ampliamento). Il microinvaso va riferito alla singola unità edilizia da costruire o alla nuova lottizzazione, per le quali devono, in ogni caso, essere previste fognature separate con due condotte: una per le acque reflue ed uno per le acque meteoriche di dilavamento delle superfici pavimentate o scolanti dai tetti ai sensi dell’art.2, comma 1 lett.aa) Dpr 11 maggio 1999 n.152.

4. Nel territorio del bacino del Piave, come individuato dal D.P.R. 21 dicembre 1999, le norme di attuazione dei piani territoriali provinciali nonché degli strumenti urbanistici, ivi inclusi i regolamenti edilizi, dei Comuni in esso ricadenti devono essere integrate ed implementate entro un anno dall’approvazione del presente piano per adeguarle alle disposizioni di cui al comma precedente.

5. I piani territoriali provinciali e i piani regolatori generali devono essere integrati con opportuni studi idraulici di settore per avere ìl quadro preliminare della piovosità locale (rapporto tra massimi e tempi di ritorno), nonché con la predisposizione di schemi standard per l'approntamento di tecniche di microlaminazione applicate a gruppi omogenei di costruzioni o realtà urbanistiche, quali in via esemplificativa microlaminazione per lotto, per condominio tipo, per filare di casette a schiera tipo, per grandi complessi, per grandi parcheggi scoperti, per complessi commerciali e simili.

 

ART. 14 - NORME GENERALI RIGUARDANTI LA SCLASSIFICAZIONE DI AREE DEMANIALI

1. Le aree demaniali all’interno degli argini, o in loro fregio, svolgono una funzione idraulica essenziale ed ineliminabile nei tratti di alveo nel quale si manifestano fenomeni di esondazione con interessamento di aree utilizzate anche ai soli usi agricoli ovvero le aree di pertinenza idraulica; altrettanto essenziali per il buon regime delle acque sono i fossati ed i piccoli corsi d'acqua.

2. In linea di massima tali aree demaniali devono mantenere tale destinazione e sono escluse possibilità di sclassificazione.

3. Comunque la documentazione necessaria per l'istruttoria dei procedimenti di sclassificazione di aree ricadenti all’interno degli argini deve essere corredata dai seguenti atti:

- euna relazione sul comportamento idraulico sotteso, comprensiva di dati idrogeologici;

- una relazione idraulica redatta da tecnico abilitato, nella quale è verificata la continuità idraulica del sistema e la capacità di smaltimento della rete idrografica;

- una adeguata cartografia indicante la morfologia del territorio per una superficie significativa;

- una compiuta cartografia catastale;

- la descrizione dell'assetto ambientale;

- la documentazione fotografica dei luoghi.

4. La sclassificazione è peraltro subordinata a limiti d'uso dell'area con particolare riferimento all'edificazione di quelle aree poste in fregio a corpi arginali, per le quali la stessa è esclusa.

5. Le sclassificazioni sono sottoposte al parere dell'Autorità di bacino al fine di verificarne la conformità agli indirizzi del presente piano.

 

ART. 15 - NORME GENERALI RIGUARDANTI LE CONCESSIONI

1. Per le finalità del presente piano, con particolare riferimento alla possibilità di porre in essere le azioni strutturali previste per il breve e medio periodo le istanze per conseguire qualsiasi concessione per l'utilizzazione di superfici demaniali, ricadenti all’interno degli argini o in loro fregio, possono essere assentite per un massimo di anni sei.

2. Nell'atto di concessione deve essere specificato che allo scadere di detto periodo la concessione può non essere rinnovata.

 

ART. 16 omissis

 

Delibera n. 2 del 05.02.2001

 

ALLEGATO 2

ELENCO DEI COMUNI INTERESSATI DALLE MISURE DI SALVAGUARDIA

PROVINCIA DI TREVISO

1

BREDA DI PIAVE

2

CIMADOLMO

3

CROCETTA DEL MONTELLO

4

GIAVERA DEL MONTELLO

5

MARENO DI PIAVE

6

MASERADA SUL PIAVE

7

MORIAGO DELLA BATTAGLIA

8

NERVESA DELLA BATTAGLIA

9

ORMELLE

10

PEDEROBBA

11

PONTE DI PIAVE

12

SALGAREDA

13

SAN BIAGIO DI CALLALTA

14

SANTA LUCIA DI PIAVE

15

SPRESIANO

16

SUSEGANA

17

VIDOR

18

VOLPAGO DEL MONTELLO

19

ZENSON DI PIAVE

PROVINCIA DI VENEZIA

1

ERACLEA

2

FOSSALTA DI PIAVE

3

JESOLO

4

MUSILE DI PIAVE

5

NOVENTA DI PIAVE

6

S. DONA’ DI PIAVE

 

ALLEGATO 3

Visionabile presso le sedi indicate all’art. 4 della delibera